Nel 2026 si parla molto del cosiddetto bonus affitto destinato ai genitori separati o divorziati che, dopo la fine della convivenza, non sono rimasti assegnatari della casa familiare di proprietà e hanno dovuto prendere in locazione un altro immobile. Per chi affronta una separazione con figli, la notizia è rilevante, ma va letta senza equivoci: alla data del 31 agosto 2026 il bonus non è ancora operativo e non risulta ancora attiva alcuna piattaforma ufficiale per presentare la domanda.
La misura esiste sul piano legislativo, ma manca ancora il passaggio decisivo: il decreto attuativo. Fino a quel momento, importi concreti, requisiti operativi e modalità di richiesta restano nel perimetro delle indicazioni ministeriali e non in un beneficio già esigibile.
Va anche ricordato che l’espressione bonus affitto è giornalistica: la legge, in realtà, istituisce un fondo e rinvia al decreto attuativo la disciplina concreta del contributo.
La base normativa del bonus affitto 2026
Il fondo è stato istituito dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, commi 234 e 235. Il comma 234 prevede, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), una dotazione di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e con figli a carico fino al compimento dei 21 anni. Il comma 235 rinvia poi a un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, per definire criteri e modalità di erogazione.
Dal punto di vista del diritto di famiglia, il tema si collega all’assegnazione della casa familiare, disciplinata dall’art. 337-sexies c.c., secondo cui il godimento della casa è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Il fondo è pensato, in sostanza, per il genitore che non resta nell’immobile familiare e deve sostenere il costo di una nuova abitazione.
La formula usata dalla legge è ampia e può riguardare, in linea di principio, chi è arrivato alla rottura con una separazione consensuale, una separazione giudiziale o dopo il divorzio in Italia. Più incerta, invece, resta la sola separazione di fatto: senza un provvedimento o un accordo formalizzato, la prova del requisito appare oggi problematica.
Chi potrà ottenere il contributo
Qui è essenziale distinguere tra ciò che è già scritto nella legge e ciò che, invece, è stato anticipato dal MIT in vista del decreto attuativo.
I requisiti che emergono direttamente dalla legge n. 199/2025 sono questi:
- essere genitore separato o divorziato;
- non essere assegnatario dell’abitazione familiare di proprietà;
- avere almeno un figlio a carico fino al compimento dei 21 anni.
Allo stato, quindi, chi non ha figli a carico oppure ha figli che hanno già superato i 21 anni resta fuori dalla platea descritta dalla norma.
Secondo le indicazioni rese pubbliche dal MIT il 29 agosto 2026, al quadro legislativo dovrebbero aggiungersi anche altre condizioni operative:
- reddito annuo entro 35.000 euro, con riferimento all’IRPEF e non all’ISEE;
- regolarità negli obblighi di mantenimento;
- contratto di locazione regolarmente registrato;
- assenza di altri immobili posseduti entro 50 chilometri dalla precedente abitazione familiare;
- non cumulabilità con altri contributi pubblici destinati all’affitto.
Il dato sul reddito merita attenzione: nelle comunicazioni ministeriali non si parla di ISEE, ma di parametro IRPEF. È una differenza pratica importante, perché i due criteri non coincidono e possono portare a risultati diversi.
Un passaggio particolarmente delicato riguarda la regolarità del mantenimento dei figli o di altri obblighi economici fissati nella separazione o nel divorzio. Chi è in ritardo con i versamenti farebbe bene a non sottovalutare il problema: se l’importo stabilito dal provvedimento non è più sostenibile, può essere opportuno chiedere una modifica delle condizioni, invece di lasciare accumulare inadempimenti che potrebbero incidere anche sull’accesso al contributo.
Resta inoltre un margine di incertezza sulla stessa espressione usata dal legislatore, cioè abitazione familiare di proprietà: il decreto dovrà chiarire meglio casi frequenti, come la comproprietà dell’immobile, la titolarità di quote o altre situazioni patrimoniali miste.

Quanto spetta: il limite di 6.000 euro
Secondo le indicazioni diffuse dal ministero, il contributo dovrebbe coprire il 50% del canone di locazione, fino a un massimo di 500 euro al mese e comunque entro il tetto di 6.000 euro nell’arco di dodici mesi.
In concreto, questo significa che:
- con un affitto di 600 euro al mese, il sostegno teorico arriverebbe a 300 euro mensili;
- con un affitto di 800 euro al mese, il sostegno teorico arriverebbe a 400 euro mensili;
- con un affitto di 1.200 euro al mese, il 50% sarebbe 600 euro, ma opererebbe il tetto di 500 euro mensili, pari a 6.000 euro l’anno.
Si tratta quindi di un aiuto significativo, ma non di una copertura integrale del canone. Inoltre si parla, per ora, di un importo atteso, perché la misura sarà definita in via operativa solo dal decreto attuativo.
Quando si potrà fare domanda
La risposta, al 31 agosto 2026, è semplice: non ancora. La legge n. 199/2025 demanda infatti al decreto previsto dal comma 235 la definizione dei criteri e delle modalità di erogazione.
Secondo quanto comunicato dal MIT il 29 agosto 2026, il Ministero ha inviato al MEF una nota per sbloccare i fondi. È un passaggio amministrativo rilevante, ma non equivale all’apertura delle domande. Finché il decreto non sarà adottato e la procedura non sarà resa pubblica, mancano ancora elementi essenziali come:
- il portale o la piattaforma telematica ufficiale;
- l’elenco dei documenti da allegare;
- l’ente incaricato di ricevere e gestire le istanze;
- i criteri di priorità territoriale o di graduatoria;
- i tempi effettivi di istruttoria ed erogazione.
Le comunicazioni ministeriali indicano come obiettivo l’erogazione dei primi contributi entro la fine del 2026, ma il calendario dipende interamente dall’adozione del decreto.
Il MIT ha inoltre parlato di una prima platea di almeno 5.000 beneficiari nei prossimi mesi e di una platea potenziale più ampia, stimata in circa 15.000 persone. Si tratta però di stime amministrative, non di diritti già maturati. Se le domande supereranno le risorse disponibili, sarà il decreto a stabilire come verranno selezionati i beneficiari.

Cosa conviene fare adesso
In questa fase, la scelta più utile non è cercare moduli non ufficiali, ma preparare la documentazione e verificare i requisiti che già oggi appaiono centrali. In pratica, conviene:
- controllare che il contratto di affitto sia regolarmente registrato;
- verificare il proprio reddito annuo secondo il parametro IRPEF indicato dal MIT;
- verificare la propria situazione immobiliare rispetto al criterio dei 50 chilometri indicato dal ministero;
- tenere a disposizione il provvedimento di separazione o divorzio, oppure l’accordo formalizzato nei modi previsti dalla legge;
- conservare le ricevute dei pagamenti del canone;
- conservare prova dei pagamenti di mantenimento, se dovuti;
- monitorare i canali ufficiali del MIT e la pubblicazione del decreto.
È bene anche diffidare dai siti che presentano il bonus come già disponibile o che promettono corsie preferenziali. Senza decreto attuativo e senza procedura telematica ufficiale, nessuna domanda può considerarsi validamente presentata per questo fondo.
Infine, attenzione alla possibile non cumulabilità con altri aiuti per l’affitto e alla priorità che potrebbe essere riconosciuta alle aree con maggiore emergenza abitativa. Anche questi aspetti, oggi indicati dal ministero, dovranno essere scritti con precisione nel testo attuativo.
In sintesi
Il bonus affitto 2026 per genitori separati e divorziati esiste sul piano legislativo, perché la legge n. 199/2025 ha istituito il fondo all’art. 1, commi 234 e 235. Quello che ancora manca è la procedura concreta per ottenerlo. Oggi sappiamo, dalle comunicazioni del MIT, che l’aiuto è stato prospettato nella misura del 50% del canone fino a 6.000 euro l’anno, ma sappiamo anche che serve ancora il decreto attuativo per rendere il fondo davvero operativo.
Per chi rientra nella platea potenziale, questo è il momento giusto per controllare reddito, contratto di locazione e posizione sul mantenimento. La domanda, invece, potrà partire solo dopo l’apertura ufficiale della procedura online.