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Storia del Divorzio in Italia: dalla Legge del 1970 al Divorzio Breve

Dalla legge Fortuna-Baslini al referendum del 1974, fino alla riforma del 2015: le tappe che hanno cambiato il diritto di famiglia italiano

La Storia del Divorzio in Italia

La storia del divorzio in Italia racconta un cambiamento profondo del diritto di famiglia e della società italiana. Oggi il divorzio è un istituto acquisito, ma fino al 1970 il nostro ordinamento non lo conosceva come rimedio generale: il matrimonio restava impostato sul principio dell'indissolubilità, e solo con la legge 1 dicembre 1970, n. 898 il divorzio è stato introdotto nel sistema giuridico italiano.

Quando si parla di divorzio, inoltre, è utile chiarire una distinzione tecnica ma importante: in Italia il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio se si tratta di matrimonio civile, oppure la cessazione degli effetti civili del matrimonio se si tratta di matrimonio concordatario, cioè celebrato con rito religioso e trascritto nei registri dello stato civile.

Prima del 1970: un Matrimonio Senza Divorzio

Prima della riforma del 1970, in Italia non esisteva una disciplina generale del divorzio come la intendiamo oggi. In termini semplici, la coppia poteva entrare in crisi e separarsi, ma il legislatore non prevedeva ancora uno strumento ordinario per sciogliere il vincolo matrimoniale durante la vita dei coniugi per cause diverse dalla morte. È proprio per questo che la legge sul divorzio viene considerata una svolta storica nel diritto di famiglia italiano.

La legge sul divorzio del 1970 in Italia: la legge Fortuna-Baslini

1970: Nasce la Legge sul Divorzio

Il punto di partenza è la legge 1 dicembre 1970, n. 898, intitolata “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”. È la norma che introduce il divorzio nell'ordinamento italiano ed è comunemente ricordata come legge Fortuna-Baslini, dai nomi dei deputati Loris Fortuna e Antonio Baslini, primi firmatari delle proposte di legge poi confluite nel testo approvato.

La riforma del 1970, però, era ancora prudente. Il sistema non prevedeva un passaggio rapido dalla separazione al divorzio: il tempo minimo di attesa tra i due momenti era inizialmente fissato in cinque anni, un termine che sarebbe stato ridotto solo più avanti. Questo dato è importante perché mostra bene come il legislatore, pur introducendo una novità enorme, volesse farlo in modo graduale.

1974: il Referendum che Confermò il Divorzio

La storia del divorzio in Italia non si esaurisce con la legge del 1970. Pochi anni dopo, infatti, l'istituto fu sottoposto al vaglio popolare con il referendum del 12 e 13 maggio 1974, il primo referendum abrogativo della storia repubblicana. L'obiettivo era cancellare la legge sul divorzio, ma il risultato andò nella direzione opposta.

I risultati del referendum

  • • Elettori alle urne: 33.023.179
  • • No all'abrogazione: 19.138.300 voti (59,26%)
  • • Sì all'abrogazione: 40,74%

In altre parole, l'Italia confermò la scelta del 1970 e consolidò definitivamente la presenza del divorzio nel proprio ordinamento.

1978 e 1987: le Prime Riforme della Disciplina

Dopo il referendum arrivarono i primi interventi correttivi. La legge n. 436 del 1978 introdusse norme integrative alla legge del 1970, ma il vero passaggio decisivo fu la legge 6 marzo 1987, n. 74, che riformò in modo più incisivo la disciplina del divorzio.

La modifica più importante del 1987 fu la riduzione del tempo minimo di separazione necessario per chiedere il divorzio: da cinque anni si passò a tre anni. È una tappa fondamentale nella storia del divorzio in Italia, perché segna il primo vero accorciamento dei tempi e rende il sistema più aderente alla realtà delle coppie ormai stabilmente separate.

1970

Legge Fortuna-Baslini

Il divorzio entra nell'ordinamento italiano. Tempo minimo di separazione: 5 anni.

1987

Legge n. 74/1987

Tempo minimo ridotto a 3 anni. Primo vero accorciamento dei tempi.

2015

Divorzio Breve

Tempo minimo ridotto a 6 mesi (consensuale) o 12 mesi (giudiziale).

2014: Separazione e Divorzio Escono, in Parte, dal Tribunale

Una nuova svolta arriva nel 2014 con il decreto-legge n. 132/2014, poi convertito nella legge n. 162/2014. Questa riforma è importante perché apre, nei casi consensuali, la strada a procedure più snelle rispetto al percorso tradizionale davanti al tribunale.

Da quel momento si affermano due canali che hanno inciso molto sulla pratica: la negoziazione assistita da avvocati e, in casi delimitati, l'accordo davanti all'ufficiale dello stato civile. La negoziazione assistita consente ai coniugi di raggiungere una soluzione consensuale con l'assistenza dei rispettivi legali; l'accordo davanti all'ufficiale dello stato civile, invece, è una procedura semplificata utilizzabile solo in assenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci, con handicap grave o economicamente non autosufficienti.

Sempre sul fronte dell'accordo davanti all'ufficiale dello stato civile, la disciplina esclude i patti di trasferimento patrimoniale. Questo limite è rilevante perché spiega bene la logica della riforma: rendere più semplice il percorso solo quando la situazione è davvero lineare e non richiede regolazioni patrimoniali complesse.

La riforma del 2014: negoziazione assistita e accordo in comune

2015: il Divorzio Breve Cambia Davvero il Sistema

La riforma più nota al grande pubblico è la legge 6 maggio 2015, n. 55, cioè il cosiddetto divorzio breve, pubblicata in Gazzetta Ufficiale l'11 maggio 2015 ed entrata in vigore il 26 maggio 2015.

Nuovi tempi minimi con il divorzio breve

  • 12 mesi in caso di separazione giudiziale
  • 6 mesi in caso di separazione consensuale (anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale)

È questa la riforma che ha reso il percorso italiano significativamente più rapido rispetto al passato.

L'impatto è stato immediato e misurabile. Secondo l'Istat, il numero dei divorzi ebbe una forte impennata già nel 2015, in connessione con l'entrata in vigore delle riforme del 2014 e del 2015, e raggiunse il suo picco nel 2016, con 99.071 divorzi.

Oggi: Cosa Ci Dice Questa Evoluzione

Guardando l'insieme della storia del divorzio in Italia, il filo conduttore è chiaro: il sistema è passato da una disciplina molto rigida e lenta a un modello più rapido, più flessibile e più attento alle soluzioni consensuali. La legge del 1970 ha introdotto l'istituto; il referendum del 1974 lo ha consolidato; il 1987 ha ridotto i tempi; il 2014 ha aperto procedure extragiudiziali; il 2015 ha completato la grande accelerazione con il divorzio breve.

I dati più recenti confermano che il divorzio è ormai un elemento strutturale del diritto di famiglia italiano. Nel 2024 l'Istat ha registrato 75.014 separazioni e 77.364 divorzi; il numero dei divorzi risulta inferiore sia al 2023 sia al picco del 2016, ma resta il segno di un istituto ormai pienamente integrato nella vita giuridica e sociale del Paese.

Perché Conoscere la Storia del Divorzio in Italia È Utile Anche Oggi

Capire la storia del divorzio in Italia non serve solo a conoscere una pagina importante della nostra evoluzione civile. Serve anche a capire perché oggi esistono percorsi diversi per affrontare la fine del matrimonio, perché i tempi sono molto più brevi rispetto al passato e perché parole come separazione consensuale, negoziazione assistita e divorzio breve sono diventate centrali nel linguaggio quotidiano di chi cerca informazioni affidabili su separazione e divorzio.

Storia del Divorzio in Italia: Domande Frequenti

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